Sembra magia nel deserto: linee perfette e figure giganti visibili per chilometri. Ma come le tracciarono davvero i Nazca?
Tra semi miracolosi e gesso portato dalle Ande, la verità è molto più semplice e geniale di quanto sembri.
La domanda di oggi
Come realizzarono verosimilmente le Linee di Nazca nel deserto peruviano?
- Tracciandole con semi che poi germogliavano a contrasto
- Versando gesso bianco importato dalle Ande
- Incidendo profondi solchi con utensili di rame
- Rimuovendo il ghiaione scuro per esporre il terreno chiaro sottostante
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Risposta corretta: Rimuovendo il ghiaione scuro per esporre il terreno chiaro sottostante
La risposta corretta è: rimuovendo il ghiaione scuro per esporre il terreno chiaro sottostante. La superficie del deserto è ricoperta da ciottoli scuri ossidati; spostandoli con strumenti semplici (bastoni, corde, picchetti d’allineamento) si rivelava lo strato più chiaro sottostante. Le linee non sono profondi solchi: sono incisioni poco profonde e larghe, sufficienti a creare un forte contrasto visivo che resiste nel tempo.
Il clima estremamente arido e quasi privo di piogge ha preservato le linee per secoli. In vari punti sono stati trovati picchetti di legno, utili per allineare tracciati diritti o costruire figure complesse. Le grandi geoglifie sono attribuite alla cultura Nazca, attiva circa tra il 200 a.C. e il 600 d.C.
Confusione comune: si pensa che siano state incise con utensili di rame in solchi profondi o con materiali bianchi importati. In realtà bastò spostare la ghiaia scura. Altro mito: che si possano capire solo dall’aereo; molti tratti sono leggibili anche da collinette e punti rialzati sul posto.
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