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Nel running di resistenza, “negative split” è una tattica di gestione del ritmo: parti controllato e acceleri nella seconda metà, quando gli altri spesso rallentano.
La domanda di oggi
Nel running di resistenza, cosa significa correre con 'negative split'?
- Chiudere l’ultimo chilometro al passo medio dell’intera gara
- Alternare 1 km forte e 1 km piano per tutta la gara
- Partire velocissimo e poi rallentare gradualmente
- Completare la seconda metà di gara più veloce della prima
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Risposta corretta: Completare la seconda metà di gara più veloce della prima
La risposta corretta è: completare la seconda metà di gara più veloce della prima. È il cuore del negative split: conservi energie all’inizio e le spendi nel finale. Non è chiudere solo l’ultimo chilometro al passo medio (quello è un parziale, non un negative split), né alternare 1 km forte e 1 km piano (quello è più simile a fartlek), e non è partire a tutta e poi rallentare (quello è positive split).
Un negative split ben fatto è “dolce”: aumenti il ritmo in modo progressivo, spesso di pochi secondi al km nella seconda metà. Aiuta a mantenere la tecnica pulita e riduce il rischio di crisi energetiche perché eviti picchi fuori soglia all’inizio.
Molti pensano che negative split significhi solo sprintare l’ultimo km: in realtà conta l’intera seconda metà più veloce della prima. Un’altra confusione comune è con la corsa progressiva o il fartlek: il negative split riguarda il confronto tra due metà gara, non variazioni continue di ritmo lungo tutto il percorso.
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