Indovina da dove filtrava la luce nelle prime grandi chiese: non dal pavimento e nemmeno da un enorme rosone!
Nelle basiliche paleocristiane, l’illuminazione della navata centrale era una scelta progettuale precisa, studiata per creare uno spazio ampio e luminoso senza abbagliare i fedeli.
La domanda di oggi
Nelle basiliche paleocristiane, da dove entra principalmente la luce nella navata centrale?
- Da lucernari nel pavimento
- Unicamente da cortili interni a peristilio
- Dal solo rosone in facciata
- Dalle finestre del cleristorio sopra le navate laterali
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Risposta corretta: Dalle finestre del cleristorio sopra le navate laterali
La risposta corretta è: dalle finestre del cleristorio sopra le navate laterali. Il cleristorio è la fascia alta della navata centrale, forata da finestre poste al di sopra delle coperture delle navate minori: così la luce entra dall’alto e si diffonde in modo uniforme. Le altre opzioni non sono pertinenti: lucernari nel pavimento non fanno parte del linguaggio basilicale paleocristiano; i cortili a peristilio appartengono ad altri complessi e non illuminano direttamente la navata; il grande rosone in facciata è una soluzione più tarda (tardo-romanica e gotica), assente nelle prime basiliche. Un esempio chiaro è Santa Sabina a Roma, con la navata rischiarata da ampie finestre alte.
Il cleristorio, cioè la “zona alta” finestrata, è una trovata così efficace da essere ripresa e potenziata anche nell’architettura medievale successiva: un filo rosso che unisce le basiliche tardoantiche alle grandi cattedrali.
Spesso si pensa che la luce provenisse dal rosone in facciata. In realtà i rosoni compaiono molto più tardi: nelle basiliche paleocristiane la luminosità nasce soprattutto dalle finestre del cleristorio.
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