Quel rosso profondo che illumina molte foto di nebulose non è solo estetica: racconta dove nascono le stelle.
La riga H-alfa a 656,3 nm è una firma chiarissima dell’idrogeno eccitato nelle regioni H II: aree dove giovani stelle massicce ionizzano il gas attorno, indicatore diretto di formazione stellare.
La domanda di oggi
In astronomia, che cosa indica la riga H-alfa (656,3 nm) negli spettri?
- Una transizione dell’idrogeno (serie di Balmer) usata per tracciare gas ionizzato e formazione stellare
- Una serie di righe molecolari del monossido di carbonio (CO)
- Una banda di assorbimento dell’ozono stratosferico
- L’emissione del sodio tipica delle aurore terrestri
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Risposta corretta: Una transizione dell’idrogeno (serie di Balmer) usata per tracciare gas ionizzato e formazione stellare
H-alfa è la transizione dell’idrogeno dalla n=3 alla n=2 (serie di Balmer) e appare come una linea rossa usata per mappare gas ionizzato e tassi di formazione stellare nelle galassie. Le altre opzioni non collimano: le righe del CO cadono tipicamente nel millimetrico, l’ozono mostra bande ampie nell’UV/visibile ma non una riga stretta a 656,3 nm, e l’emissione del sodio nelle aurore è attorno a 589 nm.
Con filtri strettissimi H-alfa, gli astronomi isolano questa riga per fotografare dettagli di nebulose e della cromosfera solare. Misurando lo spostamento Doppler di H-alfa si stimano velocità di gas, rotazione di galassie e outflow stellari.
Spesso si confonde H-alfa con il “giallo del sodio” delle aurore o con Lyman-alfa: quest’ultima è sempre dell’idrogeno ma nell’ultravioletto (121,6 nm), non visibile a occhio nudo.
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