Perché Wittgenstein parla di ‘giochi’ quando descrive il linguaggio? La risposta sorprende più di quanto pensi.
Quiz: nella filosofia tarda di Wittgenstein, a cosa rimanda davvero l’idea di ‘giochi linguistici’? Scopri il senso concreto dietro questa espressione.
La domanda di oggi
Per la filosofia tarda di Ludwig Wittgenstein, a cosa rimanda l’idea di “giochi linguistici”?
- alle pratiche d’uso del linguaggio che danno significato alle parole
- a sistemi assiomatici per provare verità matematiche
- a un linguaggio perfetto privo di ambiguità
- a regole innate e universali della grammatica
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Risposta corretta: alle pratiche d’uso del linguaggio che danno significato alle parole
Per Wittgenstein il significato di una parola dipende da come la usiamo in specifiche attività sociali: i ‘giochi linguistici’ sono le pratiche d’uso del linguaggio (chiedere, promettere, ordinare, raccontare, contare) entro regole condivise da una comunità. Come in un gioco, le mosse hanno senso solo nel contesto e nelle ‘forme di vita’ in cui operiamo: per questo la risposta corretta è che rimandano alle pratiche d’uso che danno significato alle parole.
Curiosità: nelle Ricerche filosofiche (pubblicate postume nel 1953) Wittgenstein abbandona l’idea di un linguaggio ideale e introduce i ‘giochi linguistici’ insieme alle ‘somiglianze di famiglia’: attività diverse che condividono tratti parziali, proprio come giochi con regole affini ma non identiche.
Confusione comune: ‘giochi linguistici’ non significa cercare un linguaggio perfetto e privo di ambiguità, né postulare regole innate e universali della grammatica, e non è un sistema assiomatico per provare verità matematiche. Indica invece regole pratiche, pubbliche e dipendenti dal contesto di uso.
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