Sapevi che l’Ultima Cena di Leonardo iniziò a rovinarsi già pochi decenni dopo essere stata dipinta? La ragione sta tutta nella tecnica scelta dal maestro.
Domanda quiz d’arte: quale tecnica usò Leonardo da Vinci per l’Ultima Cena, causando il rapido deterioramento dell’opera? Molti pensano all’affresco… ma non è così.
La domanda di oggi
Quale tecnica scelse Leonardo da Vinci per l’Ultima Cena, causando il rapido deterioramento dell’opera?
- Encausto a cera calda
- Affresco su intonaco umido
- Mosaico a tessere di vetro
- Tempera e olio su intonaco secco (tecnica a secco, non a fresco)
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Risposta corretta: Tempera e olio su intonaco secco (tecnica a secco, non a fresco)
La risposta corretta è: tempera e olio su intonaco secco (tecnica a secco, non a fresco). Leonardo evitò l’affresco tradizionale, che richiede di dipingere su intonaco umido perché i pigmenti si leghino chimicamente alla parete. Preferì una miscela di tempera e olio applicata su muro asciutto per ottenere dettagli fini, sfumature e luminosità. Il rovescio della medaglia? Il colore rimase in superficie, più fragile e sensibile all’umidità: per questo l’opera si è sfogliata e sbiadita molto più rapidamente di un vero affresco.
Leonardo scelse la tecnica a secco perché gli permetteva di lavorare con calma, ripensare le figure e stratificare velature, impossibile con i rapidi tempi dell’affresco. L’ambiente del refettorio e l’umidità hanno poi accelerato il degrado, rendendo necessari ripetuti interventi di restauro nei secoli.
Errore comune: credere che l’Ultima Cena sia un affresco. In realtà non lo è; e non è nemmeno un encausto o un mosaico. “A secco” significa che il colore non si fissa nell’intonaco umido: resta più vulnerabile a crepe, umidità e distacchi.
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